D’amor y dolorD’amor y dolor

di Umberto Romano

( contiene poesie di Momed Sidati e Humberto Gomez)

Novembre 2000 - Poesie bilingue ( Italiano/Spagnolo)

pag. 112- Euro 10,00.

ISBN 88-87949-07-7

roro3@libero.it

 

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La nuova poesia di Umberto Romano

 

Introducendo, nel 1994, "La casa senza tetto", che raccoglieva le prime poesie di Umberto Romano, definimmo l’Autore "poeta selvaggio", istintivo, ed i suoi versi "imperfetti", come i tessuti dei navajos, espressione della "preziosa ingenuità" del poeta autodidatta. Questa "ingenuità" lo poneva in armonia con il popolo saharawì, del quale Romano raccontava in versi il martirio; un popolo che ha tutto in comune, in una sorta di comunismo primitivo. Pensammo successivamente ch’egli fosse simile a quel vecchio poeta che incontrò nelle tende del Sahara algerino, dove vive esiliato il popolo saharawì, dalle labbra del quale i versi sgorgavano spontaneamente ed ingenuamente. Ma anche che fosse simile a quei poeti popolari siciliani che, centocinquanta anni fa, si riunivano a Mineo, paese natale di Giuseppe Bonaviri, per recitare i loro versi scabri, impastati di dialetto, davanti a una rocca.

La presente raccolta rappresenta una svolta nella poesia di Umberto Romano. Il poeta abbandona la "preziosa ingenuità" dei primi versi, la sua poesia, più che civile, si fa esistenziale, intimistica. I "rumori" sono i "ritorni di memoria", la poesia procede per "flash- back", i frammenti del passato riemergono sfocati, si mescolano al presente. Assistiamo ad un viaggio a ritroso, alla ricerca delle proprie radici culturali, ma anche del "rimosso". La poesia assume funzione conoscitiva dell’ "io", dell’inconscio. Riemergono le immagini della madre, tenera ma forte, delle "rivoluzioni mancate", della donna amata. L’amore non è urlato, come in Pavese, è sussurrato, anche se sofferto, combattuto, fondato sull’ossimoro "dolore amore". Le immagini si sovrappongono, prevale il tempo del sogno: la donna amata assomma i caratteri selvaggi della donna calabra e i "veli colorati delle donne del Sahara"; nella trasfigurazione onirica l’alcova si fa tenda nel deserto.

Questa nuova poesia di Umberto Romano imponeva un linguaggio nuovo. Il poeta, allontanandosi dalla poesia "ingenua" delle origini, poteva cadere nella trappola dell’enfasi, propria della nostra tradizione letteraria, aulica, petrarchesca, o nell’ermetismo, fondato sul culto della "parola- simbolo". Ha scelto la soluzione migliore: quella di una lingua orale-grafica, trasposizione, cioè, sul piano della scrittura, della lingua parlata, viva. Le parole hanno conservato il sapore della polpa attaccata al nocciolo, l’armonia tra significante e significato è rimasta intatta.

Antonio Catàlfamo

 

 


 

 

 

Orme

Muto, pensoso,

sono ritornato nella solitudine

dei sospiri lunghi affannosi

nei luoghi comuni

consumati ad aspettare

le spinte irreversibili dello spazio

tracciato dal tempo

accarezzando il pensiero

va di là dal recinto di un uomo solo.

Ho percorso giorno dopo giorno

le vie strette nelle città della mia giovinezza

seguendo orme anonime

misurandone la bellezza delle forme

la grandezza del pensiero

la lunghezza degli anni.

Ho accostato tante volte i miei piedi

trascinati dalle stanche gambe

ai tuoi calzari.

Sono ritornato nei luoghi

ripercorrendo le tue tracce

per avere la giusta dimensione

tra spine e sabbia fine

su pietre roventi

e nelle azzurre e fresche acque

dei miei innamoramenti.

Ho riprovato a tracciare le forme

con i piedi bagnati d’acqua salata.

Riposare vorrei le gambe stanche

appoggiandole sulle tue

alternando sulla via del ritorno

il mio passo al tuo

per tutto il resto del viaggio

fino all’ultimo respiro.

Huellas

Mudo, pensativo

he vuelto a la soledad

de los largos suspiros jadeantes

a los lugares de siempre

consumados esperando

los impulsos irreversibles del espacio

trazado por el tiempo.

Acariciando el pensamiento

va más allá del recinto triste

de un hombre solo.

He recorrido día tras día

le calles estrechas de la ciudad

de mi juventud

siguiendo huellas anónimas

calibrando la belleza de las formas

la grandeza del pensamiento

la longitud de los años.

He acercado tantas veces mis pies,

arrastrados por las piernas cansadas

a tus huellas.

He vuelto a aquellos lugares

recorriendo tus huellas

para obtener la dimensión justa

entre espinas y arena fina

sobre piedras ardientes

y en las azules y frescas aguas

de mis enamoramientos.

He intentado reproducir las formas

con los pies mojados en agua salada.

Reposar querría las piernas cansadas

apoyándolas sobre las tuyas

alternando en el camino del regreso

mi paso al tuyo

para todo el resto del viaje hasta el último aliento.


 

Avvolge… il dolore

Un manto di dolore

avvolge un alito di speranza

per non sentirsi soli

ora che sradicate sono le radici.

Già… le radici

cresciute nella terra bruciata dal sole

tra le pietre modellate

dalle fresche acque del ruscello d’estate

sopravvissuto ai temporali invernali

mentre le schiene bagnate erano curve

sotto gli alberi dei secolari ulivi.

Per non morire.

E che dire della pelle bruciata

dal sole infuocato d’Agosto

anche allora aspettavamo il tramonto

per incrociare i visi

stringere mani callose

riempire lo stomaco con i frutti della terra

la tua, la vostra, la nostra terra bagnata

non solo dalle piogge

ma anche dai sudori

bagnavano le labbra secche.

Un manto di dolore cosparge il viso

avvolto da un’esile speranza

quella dei figli

aspettano il ritorno del padre

oggi senza madre e senza più radici.

 

 

 

Envuelve… el dolor

Un manto de dolor

envuelve un hálito de esperanza

para no sentirse solos

ahora que están las raíces desarraigadas.

Ya... las raíces

crecidas en la tierra quemada por el sol

entre las piedras modeladas

por las frescas aguas del arroyo de verano,

superviviente a los temporales invernales

mientras las espaldas mojadas se inclinaban bajo los árboles de los olivares centenarios.

Para no morir.

Y qué decir de la piel quemada

por el sol abrasador de Agosto

también entonces esperábamos el ocaso

para cruzar nuestras miradas,

apretar manos encallecidas

llenar el estómago con los frutos de la tierra

la tuya, la vuestra, nuestra tierra, bañada

no sólo por la lluvia

sino también por las gotas de sudor

que mojaban los labios secos.

Y un manto de dolor salpica la cara

envuelta por una tenue esperanza

la de los hijos

que esperan el retorno del padre

hoy sin madre y ya sin raíces.


 

Per non dimenticare

Non ti ho trovata

distratto com’ero

nel tempo che mi rubava tempo

mi ricordo appena

momenti sprigionare rabbia.

Ho accarezzato spesso le tue rughe

memorie di tempo di carestia

quando costruivi il tempio della vita

momenti semplici di calore del fuoco

legna che ardeva riscaldava i corpi

e non solo.

Le tue bugie per consumare il pane ammuffito

Dicevi: "fanno crescere i capelli",

e siamo cresciuti mangiando terra bevendo uva

quella del nostro giardino

irrigato dai sudori

anche i tuoi.

Oggi non è un bel giorno

comunque importante

ti chiedo solo

non portarti via nella memoria

il fiero sguardo di donna, madre protagonista di un secolo di vita

di guerre, ricostruzioni e amore.

 

 

Para no olvidar

No te he encontrado

distraído como estaba en el tiempo

que me robaba tiempo.

Recuerdo vagamente momentos

de exhalación de rabia.

He acariciado a menudo tus arrugas

memorias del tiempo de la carestía

cuando construías el templo de la vida,

momentos sencillos al calor del fuego

leña que ardía calentaba los cuerpos

y no sólo.

Tus mentiras para consumir el pan tiznado

decías

"hacen crecer los cabellos"

y hemos crecido comiendo tierra bebiendo uva

la de nuestro jardín

regado por los sudores también los tuyos.

Hoy no es un buen día

aunque importante.

Te pido solamente

que no te lleves

la orgullosa mirada de mujer

protagonista de un siglo de vida

de guerras, reconstrucciones y amor.