Umberto Romano è cittadino mediterraneo inquieto, sempre in viaggio tra i paesi dell’Africa del Nord, con la convinzione che dagli scambi culturali traggono tutti vantaggio, con la certezza che
la cultura debba essere il tramite per ricucire antiche ferite e sanare crepe quasi impossibili da colmare, da troppo tempo rimaste nell’indifferenza di tutti.

“Le poéte de la Mediterranée,  veniva definito nel lontano 1993 da Najette Kacem su “LA PRESSE” di Tunisi (in occasione della presentazione del libro “Spalle al Muro”,  italiano-arabo-francese, presso il Centro Culturale “Tahar Haddad” Casba di Tunisi). Da allora ad oggi ne ha fatto di strada arrivando fino all’impervio deserto dell’Hammada in Algeria tra i profughi Saharawi, a cui ha dedicato le ultime sue opere:  Oltre i Veli del Silenzio,  Il ladro delle stelle, Sahrawi memorie di libertà, Rabbia di Sabbia, d’Amor y Dolor; confermandosi sostenitore dei popoli oppressi.

 

      
 
 
   
Hanno scritto sulle sue opere:
Abba Danna (CIAD), Luciano Ardesi, Gianfranco Brusasco, Salvatore Bugliaro, Sandro Curzi, Peppino Cotturri, Antonio Catalfamo, Ichem Ben Ammar (Tunisia), Giorgio Fornoni, Valerio Massimo Manfredi, Dante Maffia, Gennaro Mercogliano, Marisa  Rodano, Salvador Pallares Garì (Catalano), Mohammed Sidati (Saharawi), Najette Kacem (Tunisia), Nemer Hammad (Palestinese), Huberto Garcia Gomez (Venezuela).

 

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